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Humanize Learning through digital technologies

15 mag 2019 18:00

La diffusione pervasiva delle tecnologie digitali ha modificato diversi aspetti della nostra quotidianità contribuendo a cambiare molti dei nostri comportamenti.

Questa considerazione ci impone di (ri)pensare l’apprendimento come un’esperienza nativamente omnicanale che non avviene in un luogo specifico ma che si sostanzia di diversi touchpoints dinamici, fisici e digitali.

Un’esperienza continua che oggi è possibile realizzare e che, anzi, è già realtà in quello che facciamo tutti i giorni.

Le nostre giornate sono costellate di “micro moments”, interruzioni, attese in un’era del lavoro che tende a considerare il tempo come la vera risorsa scarsa.

La giornata di formazione e la giornata “scolastica” alla quale siamo abituati fin da bambini è spesso considerata come l’unità minima di base di un mercato della domanda e dell’offerta di formazione che si basa su un presupposto inverificabile ovvero che 8 ore (orario di una giornata lavorativa standard) siano il tempo unico dell’apprendimento.

Ma le persone non imparano in un tempo standard definito a priori, in un’unità temporale che fa riferimento al processo di produzione taylorista e non ai processi cognitivi della nostra mente.

Scomporre le unità di tempo nelle quali le persone imparano in una serie di esperienze a flusso continuo, significa ripensare l’apprendimento ponendo al centro la persona come individuo complesso e non solo come lavoratore a tempo o come semplice studente.

Molte organizzazioni che siano esse organizzazioni aziendali, enti no profit, università o semplicemente la scuola dell’obbligo, devono porsi il tema dell’apprendimento come ambito di sfida e innovazione per i prossimi anni.

Nell’era della distrazione costante, non è possibile pensare a modelli di apprendimento nati quasi un secolo fa in un’epoca in cui i tempi e i cicli di vita erano decisamente differenti se non vedendone i limiti oggettivi.

E qui veniamo ad un'altra considerazione più strettamente legata al tema dell’apprendimento ma che è il risultato di diversi fattori.

L’apprendimento e la fruizione di conoscenza sono esperienze che le persone compiono tutti i giorni, immersi come siamo in un costante flusso di informazioni, punti di contatto, ecosistemi di simboli e significati. 

L’apprendimento non ha un luogo preciso ma è un discorso senza salti e senza soluzione di continuità (seamless).

Il costo ormai ridotto di accesso alle informazioni e la presenza di mobile devices che rendono questo accesso un’esperienza continuativa e innestata nelle nostre vite quotidiane, impongono di ripensare il modo in cui progettiamo i percorsi di apprendimento delle nostre organizzazioni e come immaginiamo l’apprendimento in tutte le fasi della nostra vita.

E’ una sfida strategica perché ha impatti enormi sulla capacità delle organizzazione di fare business, di crescere, innovare e sulla stessa capacità di una società di trasmettere il proprio sapere, conservando conoscenza e competenze.

Paradossalmente sono proprio le tecnologie digitali, le interfacce vocali e l’intelligenza artificiale a permetterci di tornare a quella dimensione del dialogo socratico inteso come flusso di conversazione in grado di portarci alla scoperta e ad imparare. La tecnologia ci porterà quindi ad una dimensione più umana dell’apprendimento dove non saranno più necessarie applicazioni e interfacce, ma dove potremo navigare ecosistemi ibridi tra fisico e digitale.

Speakers: Matteo Villa - People Strategy, e Cristina D’Evola - Zambon

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