C’era una volta un mago, conosciuto col nome di David Abbot, a cavallo tra l’Ottocento e il Novecento. Il suo spettacolo si chiudeva con un vero e proprio prodigio, il quale coinvolgeva anche la sua compagna di vita. Quest’ultima, bendata e voltata di spalle, “leggeva” pagine intere di libri, fogli di giornali e predizioni scritte dal pubblico, grazie a una misteriosa e segreta “seconda vista”. Poco prima di morire, negli anni ’30, Abbott aveva trasmesso e confidato il segreto dell’esibizione all’interno di un manoscritto che, però, scomparve con lui. Chi scopre e si appassiona al mentalismo attraverso le moderne serie televisive può farsi un’idea, seppur parziale, di quest’arte. Personaggi quali Patrick Jane e Cal Lightman, protagonisti rispettivamente di The Mentalist e Lie to Me, o ancora, lo stesso Sherlock Holmes, sono consulenti delle forze dell’ordine che mettono a disposizione della giustizia il loro straordinario intuito, dimostrando capacità di osservazione e sagacia fuori dal normale. Tali abilità possiedono una forza attraente irresistibile. Molti spettatori, difatti, fantasticano sull’uso che ne si potrebbe fare, quotidianamente, chiedendosi come e dove si possa imparare una disciplina tanto affascinante. Condizionare scelte, carpire i segnali del corpo del nostro interlocutore per “scrutare” i suoi pensieri, svelare bugie, memorizzare interi libri o lunghe sequenze numeriche, leggendoli solo una volta: chi può dirsi immune al fascino di capacità così stuzzicanti? E, se ad alcuni il mentalismo genera questo tipo di curiosità, per altri, produrrebbe una riflessione sulla propria vita personale, su quanto spesso ci sentiamo liberi di compiere una scelta, ma che in realtà, forse, non lo siamo affatto: basti pensare alle tecniche di Shelf Marketing, ovvero la strategia di vendita adottata dai supermercati in riferimento alla disposizione dei prodotti all’interno degli scaffali, che permette di influenzare le scelte del consumatore ed indurlo all’acquisto. Il mentalista non è nient’altro che un performer che porta in scena queste abilità, abbandonando il contesto poliziesco e proponendo esperimenti di psicologia, comunicazione e illusionismo dei quali il pubblico è protagonista assoluto. C’è da dire, tuttavia, che il mentalismo ha subito un cambiamento radicale nell’ultimo ventennio. Tempo fa, durante uno show di mentalismo, si assisteva a prodigi che venivano etichettati come “magici” o “paranormali”: ricordiamo, in Italia, Gustavo Rol, le cui imprese negli anni’30 sono state attribuite ad autentiche “possibilità paranormali”, o ancora Uri Geller che, ad esempio, riusciva a piegare il metallo con la sola forza del pensiero. Oggi, il mentalismo si è avvicinato alla Psicologia, individuando nella scienza la chiave di accesso alle risorse che risiedono e si nascondono dentro ognuno di noi. Le ricerche di Paul Ekman sulle microespressioni del viso, i libri sul linguaggio del corpo, le tecniche di persuasione, spiegano alcune delle abilità che un mentalista deve avere affinché possa intrattenere, divertire ed appassionare il proprio pubblico, senza trascurare l’aspetto illusionistico che resta sempre sullo sfondo. Sarà questo il tema del prossimo appuntamento del mercoledì, al Palazzo Innovazione, insieme a Davide Saggese, mentalista e psicologo salernitano che ci condurrà alla scoperta degli inganni della mente, attraverso un’indagine esplorativa nelle potenzialità dell’inconscio.