Quanto valgono i miei dati? Che succede dopo una palese violazione della privacy? Ve lo siete mai chiesto? Lo ha deciso da poco la Corte di Cassazione con l’ordinanza del 26 aprile 2021 n.11020, secondo cui il trattamento delle informazioni personali nell’ambito di un esposto è lecito purché avvenga nel rispetto del criterio di minimizzazione nell’uso dei dati personali. Infatti, come citato, devono essere utilizzati solo i dati indispensabili, pertinenti e limitati a quanto necessario per il perseguimento delle finalità per cui sono raccolti e trattati. Tale principio, sotto il nome di principio di necessità, era contenuto nell’art. 3 Codice della Privacy, ora abrogato, ma riaffermato dal Regolamento Europeo sulla protezione dei dati personali 2016/679. La rivoluzione digitale ha enormemente aumentato le capacità di archiviazione (storage), categorizzazione (classification), interpretazione (elaboration) e presentazione di qualsiasi documento o dato materiale e/o immateriale, con la divulgazione degli stessi. Questo comporta un’ulteriore riflessione filosofica, soprattutto nel momento in cui, attraverso il concetto di memoria digitale, subentra anche quello di diritto all’oblio. Informatica e diritto, dunque, si fondono per la soluzione dei conflitti sul web. In seguito alla sentenza della Corte di Giustizia Europea che consente di richiedere la rimozione dalla rete delle informazioni riguardanti un singolo individuo garantendo, appunto, il diritto all’oblio, Google ha ricevuto oltre novantamila domande di rimozione, anche di alcuni link alle voci di Wikipedia. Ma come si possono conciliare il diritto all’oblio, il diritto all’informazione e il diritto a una memoria digitale affidabile nel tempo? Il desiderio di dimenticare ed essere dimenticati contrasta con l’esigenza di preservare la memoria e la libertà di informazione, e non deve essere interpretato come il diritto di nascondere ciò che non ci aggrada del nostro passato, coesistendo in un equilibrio difficile. La ricerca del giusto bilanciamento di interessi potrebbe essere, dunque, la chiave interpretativa e risolutiva di questa problematica, ma tale attività non è sempre facile da perseguire, in quanto gli interessi in gioco sono spesso contrastanti. Si potrebbe affermare, quindi, che il diritto all’oblio consente al presente e al futuro di una persona di essere immuni alle ripercussioni negative del suo passato. Però, perché la memoria sia salva e le libertà fondamentali altrui tutelate, è doverosa, nonché giusta, una verifica dell’esistenza in concreto delle condizioni che legittimano la presenza del diritto a essere cancellati da qualsiasi archivio dati. Memoria e Virtual Oblio, con tutti gli aspetti legati alla difesa della reputazione individuale e le implicazioni etico-giuridiche legate alle nostre tracce digitali, sarà il tema di discussione al prossimo appuntamento con I Mercoledì del Palazzo che andrà in onda domani, dalle 17:30, in compagnia di Virgilio D’Antonio, professore ordinario di Diritto Privato Comparato all’Università degli Studi di Salerno.