Arriva da Palazzo Marino la proposta su cui l’attuale amministrazione del capoluogo lombardo si prefigge di incentivare lo sviluppo e la ripartenza della città post pandemia, come via di mezzo tra lavoro tradizionale e Smart Working. E così, il Comune di Milano diventa set sperimentale del “lavoro di vicinato”, per distribuire parte dei propri dipendenti pubblici all’interno di sedi distaccate e coworking convenzionati, con l’obiettivo di offrire uno spazio di lavoro vicino casa, rimodulando i tempi della città e riducendo le corse dei mezzi pubblici, a favore di una mobilità che sia più green. Da qui, l’espressione Near Working: una nuova via che favorirebbe flessibilità e produttività – anche a vantaggio dei commercianti, ridonando un po’ di respiro a bar, ristoranti e attività commerciali orfani di milioni di pendolari.

Prossimità, innovazione e inclusione sociale sono i tre asset su cui si fonda la nuova idea di “lavoro agile” in un nuovo paradigma organizzativo legato al lavoro che andrebbe a superare lo Smart Working a cui ci si è dovuti riadattare e, per dirla meglio, un modo per agevolare chi, ogni giorno, è costretto ad affrontare un lungo viaggio per arrivare in ufficio, ma al contempo fatica a crearsi un ambiente di lavoro tra le mura domestiche.

Dunque, i dipendenti non dovranno più lavorare in casa, con tutto quello che comporta in termini di difficoltà nel separare vita privata e affari, ma avranno a disposizione degli appositi spazi attrezzati, in termine di comfort e digitalizzazione, quanto più vicini al proprio domicilio – al massimo 15 minuti dallo stesso, ridisegnando una metropoli in cui tutto ciò di cui si ha bisogno è concentrato nel raggio di poche centinaia di metri. Ecco, quindi, che il Near Working può consentire ai lavoratori di riprendere le relazioni fisiche con colleghi, amici e creare nuovi contatti professionali, riattivando l’economia dei negozi e delle attività del quartiere.

Se funziona, l’esperimento potrebbe diventare presto un modello da adottare: migliorare il work life balance, decongestionando il traffico e rilanciare le attività economiche, in una città policentrica sono, quindi, i pilastri da coltivare e stimolare che riscriveranno il futuro della vita e del lavoro.

Parola d’ordine: riorganizzazione.