Dire Innovazione, al giorno d’oggi, fa pensare ad una chiave che apra tutte le porte, al pari quasi di una parola d’ordine. Qualsiasi azione politica, economica o sociale è giustificata se innova e, probabilmente, addirittura esiste solo se innova. Ma quanto si è così in antitesi all’idea di tradizione? Se pur vero che, nell’immaginario comune sono considerate due facce della stessa medaglia, due concetti opposti e paralleli, mai la teoria è stata così distante dalla pratica: la tradizione e l’innovazione non sono due visioni del mondo differenti, si possono addirittura considerare quasi imprescindibili l’una dall’altra. Basti pensare che, ogni tradizione, prima di essere stata definita tale, è stata necessariamente un’innovazione, lasciando i segni del loro legame nella storia, fin dalla scuola filosofica aristotelica. Per dirla meglio, non esiste futuro senza memoria. Se tradizione non vuol dire per forza “vecchio”, quanto imparare dal passato e prendere ciò che di buono è stato innovandone l’accesso e l’utilizzo, allo stesso tempo innovazione non significa soltanto “nuovo” ma rappresenta anche – e soprattutto, scoperta, passione, miglioramento e ritrovamento. Tornare al passato per innovarsi, dunque. Approfittando di un gioco di parole, che ci sia una ritrovata tendenza al ritrovamento? Inteso come il ritorno alla terra, con le sue origini, alla manualità e all’artigianalità, con la costruzione di comunità reali e non solo virtuali, che ruotano attorno al prodotto e ai suoi valori, che siano tanto quelli legati alla qualità, quanto quelli legati all’economia, alla socialità, alla sostenibilità dei processi. Lo scenario attuale generale è quello, forse, di tante società globalizzate che sinora nell’innovazione si sono rapportate, svestendosi di quell’identità culturale caratterizzante, come se l’innovazione fosse la traduzione di una perdita di valori alias perdita di tradizione. C’è da dire, però, che negli ultimi anni ci sono stati diversi movimenti che – decisamente in controtendenza – stanno sostenendo tesi e attività concrete a supporto della preservazione delle culture impregnate di tradizione.

La riscoperta della comunità e la consapevolezza di un nuovo modello sostenibile (produttivo-economico, tecnologico e sociale) sono i nuovi riferimenti necessari per un cambiamento paradigmatico. L’occasione per riflettere su questo tema sarà offerta il prossimo mercoledì 28 aprile, in un dialogo con Giancarlo Ascione che ci aprirà le porte di Casa Ascione, museo e atelier di Napoli leader nella produzione di coralli.

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