Se dovesse verificarsi di trovarvi dinanzi ad una donna che fa un gesto simulando il numero 4 con la mano, non siate indifferenti: quella persona sta inviando una richiesta di aiuto. Questo segnale, denominato “Signal for Help”, è parte di una campagna mondiale lanciata online dalle associazioni Women’s Funding Network’ e Canadian Women’s Foundation. Nota importante è che tale richiesta di soccorso non interessa solo le donne in pericolo, ma tutti coloro che possono essere vittime di abusi e che, segnalando questo messaggio in codice, riescono a comunicarlo nell’immediato, anche se l’aggressore è nei paraggi, senza destare così alcun sospetto.

L’universalità del segnale

Purtroppo, il lockdown ha fatto registrare in tutto il mondo un aumento drastico degli episodi di femminicidio e di violenze domestiche. In Italia, prima della pandemia, 15 donne ogni minuto erano vittime di violenza, fisica o psicologica. In seguito all’emergenza sanitaria, tale statistica è peggiorata in modo esponenziale: ora, sono 24 le donne che subiscono violenza ogni 60 secondi. Donne, bambini ma, talvolta, anche uomini che, dall’oggi al domani, si sono ritrovati costretti  in casa con i propri aguzzini, completamente isolati dal mondo esterno e senza possibilità di denunciare il rischio che stavano correndo. Per tale ragione, l’associazione Women’s Funding Network’ (WFN), la più grande rete filantropica esistente, dedicata a ragazze e donne, insieme alla Canadian Women’s Foundation, ha pensato di creare “Signal for Help”, un cenno che possa essere universalmente riconosciuto, compreso ed interpretato come una preghiera di aiuto. Un modo silenzioso, visivo e intuitivo, che, con un semplice gesto, possa attirare l’attenzione. Ma qual è il significato intrinseco e rappresentativo che risiede dietro questa semplice azione? Esso, difatti, non è stato un segnale scelto a caso.
L’abbassare le quattro dita simboleggia l’intrappolamento del pollice, chiuso in una “prigione” nella quale si ritrovano le vittime di violenza di qualsiasi tipo si tratti.

I dati in Italia

Raggiungere la parità di genere, riuscendo nell’intento di emancipare tutte le donne e le ragazze, è l’obiettivo numero 5 dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile. Nello specifico, l’obiettivo 5.2 recita “Eliminare ogni forma di violenza contro tutte le donne, bambine e ragazze nella sfera pubblica e privata, incluso il traffico a fini di prostituzione, lo sfruttamento sessuale e altri tipi di sfruttamento”. Purtroppo, però, l’Italia è ancora lontana dal conseguire tale scopo. Secondo il rapporto del gennaio 2017 sul posizionamento dell’Italia, infatti, “[..] il fenomeno della violenza sulle donne risulta essere, in Italia, grave e diffuso”. Ancora in Italia, secondo un rapporto Istat, da marzo a ottobre 2020, il numero di richieste di aiuto, per sé e per altri, è cresciuto di circa il 70% rispetto all’anno precedente. Altre richieste di aiuto, è bene ricordarlo, non vengono spesso segnalate sul nascere, in quanto parlare e denunciare apertamente può diventare, a sua volta, una situazione pericolosa per le vittime di violenza. Ed è per tale motivo che oggi, ancor più di prima, è importante sostenere questa campagna che, si spera, servirà da àncora di salvezza per le vittime di abusi domestici in tutto il Paese, durante l’era-coronavirus, fino a proseguire oltre. Ben vengano, dunque, iniziative di sensibilizzazione che possano contribuire all’emersione del problema, ma dovrebbero altresì esserci risposte solide, operative e specializzate, che provengano da più parti dell’Istituzione e da chi lavora in modo capillare sul tema – polizia, avvocati, procura, centri antiviolenza, in quanto ad oggi, in Italia, il ‘Codice Rosso’, da solo, non ha i mezzi per risolvere la situazione e attivare una procedura concreta. Quanto aiuti la viralità nella diffusione del messaggio affinchè ogni iniziativa non rischi di rimanere fine a sé stessa sarà oggetto di discussione del prossimo “Mercoledì del Palazzo” in onda domani, in compagnia di Stefania de Martino, avvocata e coordinatrice di Centri Antiviolenza, in dialogo con Lucia Casale, Presidente della Seconda Sezione Penale del Tribunale di Salerno, e Rocco Alfano, Sostituto Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Salerno.